Disobbedienza - Igor Sibaldi

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Disobbedienza

Ghenesis S.r.l.
Via Fagarè, 15 - 00195 Roma - Info 328.3017098 ghenesisroma@gmail.com www.ghenesis.org
Condotto da

Igor Sibaldi

9 - 10 aprile 2016

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INTRODUZIONE

La disobbedienza è qui intesa come qualcosa che va a toccare i fondamenti del nostro
concetto di Realtà. Siamo abituati, per esempio, a pensare che il principio di causa-
effetto sia alla base di tutti i fenomeni che accadono, perché crediamo che la nostra
mente funzioni così. Basta sostituire all’idea di causa, l’idea di scopo e tutto assume
un altro significato.
Disobbedire a questo presupposto fa saltare tutte le scienze (es. medicina) e ci mette
in una posizione molto diversa di fronte a noi stessi e alle cose.
Disobbedire vuol dire recuperare la dimensione dell’essere, dell’accorgersi, invece del
“dover essere” a cui siamo stati educati.

 COM’È FATTO IL NOSTRO IO

Partendo dall’assunto che il nostro IO risiede nelle cose intorno a noi, nella realtà
esterna (la cui comprensione passa dagli occhi di ognuno), distinguiamo un “Io
relazionale” - che vive in funzione del tempo, suddiviso in passato, presente e futuro,
con un inizio (nascita) e una fine (morte) - da un “Io al di fuori dell’asse temporale”,
esente da tutto, che decide cosa è passato, cosa è presente e cosa è futuro. Seguendo
questa distinzione e prendendo spunto dal film Matrix, possiamo identificare in NEO
l’Io temporale, genitoriale, “reale” e in THE ONE (anagramma di NEO, tradotto nel film
come l’Eletto,) l’Io atemporale, “vero”, che tutto sa. Dunque, l’Io temporale è la sede
dei problemi (próblēma, dal greco πρόβλημα “gettare oltre”) al contrario, l’Io
atemporale per definizione, non avendo tempo né spazio, è per eccellenza il luogo
delle soluzioni.

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Ognuno di noi, tuttavia, essendo in questa realtà, non può vivere al di fuori del tempo
e dello spazio ed ha quindi bisogno di un Io relazionale, che si compone di:
 un nome
 un cognome
 una professione
 un ruolo familiare
 una storia passata

È fondamentale però distinguere le due tipologie di Io su un asse essere/avere:


mentre l’Io temporale dice “Io sono Giovanna, io sono una segretaria, io sono una
madre ecc.”, l’Io atemporale è consapevole di tutto questo ma non si identifica con
esso, bensì afferma “Io ho il nome di Giovanna, io ho un lavoro come segretaria, io ho
il ruolo di madre ecc.”. Così, ad esempio, Giovanna potrebbe essere un’ottima madre
ma una pessima segretaria, e via dicendo. Per tornare alla nostra metafora, Neo si
identifica con il verbo essere; One, con il verbo avere ed è indipendente dal proprio
ruolo, è fuori dalle definizioni e quindi non può fare altro che stupirsi e meravigliarsi
continuamente.

Esistono quattro tipologie di umanità, quattro gradi di evoluzione classici:


 pietra (i tipi statici, che non si “spostano mai”, anche in senso metaforico,
rappresentati nel Vangelo da Pietro);
 acqua (tipi abbastanza inerti, migliori dei tipi pietra perché scorrono, fluiscono
in base al percorso, sono duttili, trasparenti);
 vino/pane (i tipi che hanno lavorato/lavorano su loro stessi, sono interiormente
più evoluti);
 sangue (i tipi veramente vivi).

Ogni individuo si trova ad un livello evolutivo differente.

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 24 ESERCIZI PER METTERE IN COMUNICAZIONE NEO E ONE

Dal discorso precedentemente fatto, se ne deduce che tutti i nostri desideri sono
l’espressione di un’unica e costante mancanza: One. L’Io fuori dal tempo e dallo spazio
non si può ovviamente “abitare”.
Vi sono però degli esercizi che aiutano a contattare questo Io atemporale e a metterlo
in comunicazione con l’Io relazionale. Dove c’è uno, non c’è l’altro (ma almeno Neo
sa che One esiste!).
Passiamo ora a descrivere gli esercizi, ricordando che non si può saltare da un
esercizio ad un altro, senza aver svolto quello precedente.

1. PUNTARE
Da soli, puntare con il dito qualcosa che ci colpisce, dargli un nome e aspettare
che arrivi lo stupore. L’esercizio favorisce uno sblocco dell’attenzione
immediato. L’unico modo per poter stare in entrambi gli Io, è diventare
psichicamente più forti. Svolgere, quindi, l’esercizio per almeno 10 volte,
utilizzando solo cose/oggetti circostanti. Non avere fretta! La fretta è indice di
un’energia bassa, di scarsa autovalutazione, del non permettersi di essere ricchi
di tempo: “A retro va chi più di gir s'affanna” (Dante, Canto XI, Purgatorio).

2. DOMANDE
Imparare a farsi domande (Chi? Che cosa? Come? Quanto? Quando? Da
quando? Perché?) senza pensare di dover trovare una risposta ed evitando
risposte al passato. Esempio: “perché sei venuto qui?”.
Risposta 1: “perché sono riuscito a trovare del tempo”.
Risposta 2: “per parlare”.

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Il perché legato alla causa (risposta 1, spiegazione retroattiva, al passato) non
serve. L’obiettivo è formulare una domanda in relazione ad uno scopo (risposta
2, spiegazione proattiva, al futuro).

3. INERENZE/APPARENZE
Esistono parole di cui possiamo descrivere il significato, altre invece, che non
hanno uno scopo chiaro e vengono interpretate da ognuno in modo erroneo, a
volte travisato. Non fidiamoci troppo delle parole: solo chi ha bisogno di
convincere il prossimo è convinto che le parole possano descrivere la realtà
esteriore ed esprimere la realtà interiore!
Questo esercizio si lega al precedente: nel porsi domande bisogna stare attenti
alle inerenze che sono, per lo più, quelle parole che “ci rendono incollati agli
altri”, a concetti prestabiliti. L’esercizio, quindi, consiste nel porre l’attenzione,
distinguendo tra termini che hanno una spiegazione oggettiva e termini che
utilizziamo in maniera costante ma di cui non sappiamo il significato
(apparenze).
Prova a notare quante parole, tra quelle che usi più spesso, sono chiare e utili
per te!

4. AUTOISOLAMENTO
Per almeno 5 volte, trova una situazione (vera o creata) in cui isolarti, evitando
di entrare in contatto con le persone intorno. L’assunto di base è che siamo
troppo invischiati nel rapporto con gli altri e poco (se non per nulla) centrati e
concentrati su noi stessi. Questo esercizio è utile a constatare quali forze ci
legano al mondo consueto. Prova, quando sei con altre persone, a fingere di
leggere un messaggino sul telefono e nota quanto riesci a far durare la tua
innocente finzione: in genere, la prima volta che lo fai, hai la sensazione di

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sottrarre qualcosa a chi è accanto a te e di non averne il diritto. Ti sembra un
reato di lesa società: invece di essere con e per gli altri ti stai prendendo
qualche attimo in cui essere per te!
Vige la regola del “sei-sai”: quando sai di essere qualcosa, non lo sei più!
Esempio: un paziente che dallo psicanalista diviene consapevole di avere una
nevrosi, inizia a liberarsene, attivando il suo percorso verso la guarigione.

5. SOGNO AD OCCHI APERTI


In questo caso, la parola “dream” viene intesa come “visione” e non come
sogno propriamente detto. Per 7 minuti, concentrati in modo esclusivo su una
cosa che ti piace (una per volta), senza distrazioni. L’importante è allentare il
primo chakra (es. piedi e gambe alzate e un po' divaricate) e che il sangue
affluisca sul secondo (il chakra del “mi piace - non mi piace”). Questo esercizio
allena la nostra capacità di concentrarci il più possibile sulle cose belle, sugli
aspetti che più ci piacciono (indipendentemente dalla loro realizzazione).

6. CRITICO INTERIORE
Conosciamo tutti quello stato d’animo che emerge spesso quando
intraprendiamo qualcosa di ambizioso e che sussurra: “ma che ti sei messo in
testa? Lascia perdere, non ce la farai!”. Di solito, lo si scambia per un impulso
autodistruttivo e perciò umiliante e lo si vuole mettere a tacere ma se lo osservi
più attentamente non vuole affatto scoraggiarti. Quello che in realtà dice è:
“perché ti sottovaluti così? Quel progetto è troppo poco per te e perciò non ti
riuscirà mai…punta più in alto, alza il tiro!”. Il motivo per cui non si coglie
facilmente questa critica interiore è che non siamo abbastanza umili nel
riconoscere che abbiamo dei limiti facilmente superabili, perché ci sentiremmo
inferiori rispetto a ciò che potremmo essere. Quindi, l’opinione che abbiamo

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di noi stessi ne rimarrebbe troppo scossa. Non avere esitazioni: esse sono il
chiaro segno che una data cosa/persona è troppo poco per noi. Il critico
interiore è utile solo quando parla al futuro; è invece un “parassita” quando è
nel passato. Esempio: “non sei mai riuscito a fare/essere …. perchè sei sempre
stato…”. Diventa, allora, utile dare retta al critico interiore e lasciarlo parlare di
più, senza paura.

7. COSA FAREBBE UN ALTRO/A


Individua un personaggio famoso, di successo (scrittore, politico, uomo/donna
di spettacolo ecc.) che ti sta antipatico e prendi consapevolezza del fatto che
ciò che ti arreca più fastidio è vedere che lui/lei sta utilizzando i talenti che tu
non ti dai il permesso di usare. Chiediti poi cosa farebbe in determinate
circostanze, la persona che detesti. Spesso, intorno ai 5-6 anni, in famiglia o a
scuola, riceviamo l’ordine di non usare i nostri talenti, che sono tanti ed enormi.
Esercizio: prepara un barattolo, scrivi i tuoi talenti su dei bigliettini e mettili
all’interno; all’esterno del barattolo, scrivi “vietato usarli” e incolla l’immagine
della faccia di quel qualcuno/a antipatico/a che sta usando proprio quei talenti.
Questo esercizio serve ad elicitare la rabbia collegata al non utilizzo di tutti quei
talenti e aiuta a superare noi stessi.

8. STORMING
“Storming” significa tempesta, rimanda all’essere caotico. È una tecnica di
iperattività intellettuale che segue tre regole:
 scrivere tutto;
 non vietarsi di scrivere qualcosa;
 non cancellare nulla.

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Tra i vari tipi di storming esistenti, menzioniamo lo “storming dell’ignorante”
per cui occorrono: un super specialista in qualcosa ed una persona che non sa
nulla sull’argomento. L’obiettivo è trovare qualcuno che abbia una visione
completamente diversa da tutto ciò che sai (per eliminare le resistenze!).

9. STORMING DELLA QUINTESSENZA


Prendi 30 minuti per te, in tranquillità. Individua un problema e dagli un titolo.
Per 5 minuti, scrivi senza sosta quello che ti passa per la mente, senza fermarti
a pensare. Se ti fermi, l’esercizio non sarà valido. Trascorsi i 5 minuti, rileggi e
sottolinea le cose per te importanti. Sul quadro che si è delineato, rifletti sui
concetti emersi, fermati a riflettere e ripeti l’esercizio per altre due volte.
Questo esercizio aiuta:
o a focalizzare il problema;
o a ritagliarsi del tempo per sé;
o a riflettere in maniera sempre più focalizzata.

Riprendendo la nostra metafora, possiamo identificare Neo in chi scrive e One


nelle idee più interessanti che emergono.

10. STORMING DELLE PAROLE

Individua inizialmente il problema e tienilo a mente sotto forma di domanda.


Prendi una rivista dal contenuto “banale” (es. Famiglia Cristiana) e per 20 volte,
apri casualmente la rivista e annota la parola che di volta in volta attira la tua
attenzione, meglio se sostantivi o verbi (evitate articoli e nomi propri). La parola
“NON” è consentita. Trascrivile all’interno di un elenco a punti, su due colonne,
numerandole da 1 a 10 e da 11 a 20, in verticale. Scegli come titolo, una delle
seguenti domande:
I. Cosa mi aiuta a superare il mio problema di….?
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II. Cosa mi impedisce di superare il mio problema di….?
III. Qual è il mio atteggiamenti verso il mio problema di….?
Scegli una delle tre domande in modo casuale, ad esempio, lanciando un dado.
La prima parola va inserita nella posizione n° 15 e l’ultima, alla n° 1.
Si tratta di un processo anti-temporale: viene chiamata in causa una parte del
cervello che è fuori dal tempo e che, quindi, risulta già fuori dal problema,
essendo la nostra mente nel futuro.
Il filosofo greco antico Anassagora (Clazomene, 496 a.C. – Lampsaco, 428 a.C.
circa) propose un principio per spiegare la veggenza: “la vera causa di ogni cosa
è nel suo scopo”, ovvero il futuro è più forte del passato e ogni obiettivo è più
determinante degli strumenti di cui disponi e delle informazioni che hai
accumulato. È ciò che avviene nell’esercizio sopra descritto, in cui ti fidi
semplicemente di ciò che ancora non sai e scopri di sapere.

11. RICHIAMARE CON LE DITA


Fai un gesto con le dita, (segreto e sempre lo stesso) ogni volta che capita una
cosa bella. Ripetere questo gesto anche in altre situazioni (non
necessariamente positive) serve a richiamare quello stato emotivo.

12. INSEGNA I TUOI PROBLEMI


Esponi e spiega a qualcuno il tuo problema (non un trauma) nel dettaglio, come
se fossi uno specialista sull’argomento. Il solo fatto di raccontarlo, ti permette
di vederlo e di risolverlo.

13. COMINCIA DALLA FINE


Focalizza l’obiettivo e fai i passi a ritroso: pensa a partire da quello che accade
nei mesi precedenti al raggiungimento dell’obiettivo.

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Questo esercizio insegna ad agire in vista di uno scopo.

14. LA TOTALE
Metti a fuoco un progetto da realizzare. Prendi una mattinata tutta per te e
scrivi, senza distrazioni (no computer, no cellulari ecc.) tutto quello che occorre
per realizzare il progetto. Durata: 8 cicli da 45 minuti l’uno, intervallati da 10-
15 minuti di pausa. Lavora “a ritroso” sul progetto e dai in ogni ciclo il massimo
di te. Nel rimanente tempo, svagati (sport, passeggiate ecc.).

15. AGENDA
Costruisci tu la tua agenda quotidiana. Creala dal nulla e organizzala a tuo
piacimento. Non comprarla già pronta!

16. POSTO
Trova un posto all’interno della tua casa, che sia tutto per te (“sacro”): esso è
l’equivalente spaziale della tua agenda.

17. 1 MQ ALL’ORA
Per ogni ora che trascorri a casa, prendi 5 minuti esatti e sistema 1 mq alla volta,
pulendo ed eventualmente gettando le cose per te superflue. Se hai dubbi su
qualcosa, spostala nel mq successivo e rimanda momentaneamente la tua
decisione. Tutto quello che rimarrà nel mq che hai sistemato sarà esattamente
quello che ti piace e che vuoi tenere.
Questo esercizio serve ad ordinare la mente in vista di grandi progetti e nuove
realizzazioni.

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18. CARTA PUNTI
Nella programmazione dell’agenda, ogni 7/10 giorni decidi e scrivi un premio
segreto, al raggiungimento di un obiettivo. Il premio ha più valore se non è
materiale (esempio: trascorrere una mattinata al mare dopo tanti anni che non
lo facevi).

19. TROVARE IL PROPRIO MAESTRO


Prendi come punto di riferimento un personaggio del passato, un maestro
lontano nel tempo (Dante, Osho, Marie Curie, Giovanna D’Arco, ecc.) in modo
da non esserne condizionato. Documentati sulla sua vita, quanto più possibile
integra e, di volta in volta, chiediti: “come avrebbe fatto lui/lei in questa
situazione?”.

20. ABBATTERE LA PAURA DI SBAGLIARE


Quando una persona mette in moto la paura di sbagliare, fa cose piccole per
fare sbagli piccoli ma, in questo modo, è condannato alla mediocrità. Pensa in
grande e correggi in grande: chi non risica non rosica!

21. BOX
Non lasciarti scappare nemmeno un’idea! Segna su dei bigliettini le idee che ti
vengono all’improvviso, durante il giorno, ma non usare un taccuino.
Questo esercizio serve ad alimentare One.

22. SOGNI
Prima di addormentarti pensa ad unico problema che ti interessa e ponilo come
domanda specifica. Se entri nel sogno con una domanda, tutto il sistema

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coopera alla risoluzione, perché nel sogno si attiva tutta la parte destra del
cervello, quella intuitiva, che non “è” nel tempo e che crea la realtà. Tieni sul
comodino, dalla parte della mano con cui scrivi, carta e penna in modo da
annotare e al tuo risveglio il sogno: quello che non ricordi con la mente, lo
ricorderanno le tue mani, perché pollice e indice sono collegati ai due emisferi.

23. LUCIDITY (“SOGNO LUCIDO”)


Addormentati secondo la posizione di Carlos Castaneda (Cajamarca, 25
dicembre 1925 – Los Angeles, 27 aprile 1998): sul fianco destro, braccio destro
alzato, testa appoggiata sul braccio, braccio sinistro piegato con la mano sotto
l’ascella, gamba destra dritta con il piede fuori dal letto, gamba sinistra piegata.
“Guarda” un’immagine e seguila costantemente finché non entri nel sogno.
Potrebbe solo trattarsi di “turismo onirico” ma sviluppa un’enorme energia e
rappresenta una ginnastica utilissima.

24. SPEZZATINO
Smonta il tuo grande progetto, affrontalo e lavoralo a singoli pezzi. Se vieni
sopraffatto dal senso di colpa (“questa cosa non me la merito, è per
qualcun’altro”), difficile da estirpare, tu ascoltalo e aggiralo, utilizzando un
antidoto: la tua arrabbiatura.
Si ritiene che desiderare e volere siano sinonimi ma è falso: desiderare viene
dal latino sidera (da sidus, sideris) “stelle”, che vuol dire avere il coraggio di
scorgere ciò che momentaneamente non è permesso dagli astri, cioè dal
destino. Tale coraggio richiede impegno e concentrazione. Volere è invece una
sensazione, al pari della fame o della sete: c’è o non c’è. Noi possiamo solo
accorgerci se vogliamo o no una determinata cosa.

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Riferimenti:

 Sibaldi I., Agenda degli Angeli


http://www.ilgiardinodeilibri.it/libri/__agenda-angeli-igor-
sibaldi.php?pn=5443
 Sibaldi I., Disobbedienza
http://www.ilgiardinodeilibri.it/libri/__la-disobbedienza-igor-sibaldi-
libro.php?pn=5443
 Sibaldi I., I Maestri invisibili
http://www.ilgiardinodeilibri.it/libri/__i-maestri-invisibili-igor-sibaldi-
libro.php?pn=5443
 Herrigel E., Lo zen e il tiro con l’arco
http://www.ilgiardinodeilibri.it/libri/__zen_tiro_arco.php?pn=5443
 Kharitidi O., Il maestro dei sogni
http://www.ilgiardinodeilibri.it/libri/__il_maestro_dei_sogni.php?pn=5443
 Scientific American Mind, November/December 2011
 http://www.integrita.it/doc/101desideri.pdf

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