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caro diario, sto bene solo in mare.

@gai0la

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32 years old, M. cinema, moda, arte, cose belle.

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La mia vita estiva è sempre stata divisa tra due posti, il borgo di Marechiaro e l'isola di Gaiola.

E così era giusto che qui convivessero sia @mar3chiar0 che @gai0la: negli anni l'isola di Gaiola è diventata riserva naturale, e così questo blog sarà pulito e trasparente come il suo mare, mentre su mar3chiar0 manterrò il lato più selvaggio.

Update: mar3chiar0 è stato ingiustamente carcerato.

Ah, per vedere un po’ di cose mie:

ho mal di gola che va e viene da tipo due settimane, ma non posso andare dal medico qui perché ancora non ho tutti i documenti per la residenza ecc, quindi nel caso devo aspettare Pasqua quando sarò in Italia.

mi sto massacrando di tisane zenzero miele e limone, ho preso un antinfiammatorio, il brufen per qualche giorno, niente.

ora, dato che sono un maschio básico che appena sta un po’ male si sente già prossimo alla morte, posso appunto considerarmi almeno moribondo? avete consigli per salvare questa povera anima?

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Ricordiamoci comunque che i social non sono la vita reale, l'impegno non si dimostra postando e basta. Servono azioni concrete.

sopratutto per i (pochi) uomini che si mostrano solidali.

condividere post o storie non basta più. bisogna essere critici e condannare le battute sessiste e discriminanti dei vostri amici e familiari. l’impegno politico e sociale su queste tematiche passa anche da noi e dalle persone a noi più vicine.

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appena letta una porcata romantica stupenda che però non condividerò.

ma che vorrei poter dire a qualcuna.

appena letta una porcata romantica stupenda che però non condividerò.

- dall’ultima puntata di indagini sull’omicidio di Giulia Tramontano.

I giornalisti e chi lavora nei media fanno ogni giorno delle scelte che contribuiscono a plasmare la percezione del mondo in cui viviamo. Molto spesso lo fanno malissimo quando si occupano di violenza maschile contro le donne. Riproducono infatti attraverso parole e immagini stereotipi, sessismo e discriminazioni, diventando allo stesso tempo prodotto e causa di una certa subcultura.

Sui giornali e in televisione spesso il femminicidio viene associato all'amore.

Un amore passionale, tormentato, assecondando così il fatto che la violenza possa far parte di una relazione. Oppure si usano parole e espressioni che fanno pensare a una fatalità, a una tragedia, un raptus, a una follia. E il sottotesto in questo caso è che i femminicidi siano qualcosa di imprevisto e di improvviso, quando invece nella grande maggioranza dei casi sono delle morti annunciate, l'ultimo atto, quello definitivo, di una lunga storia di abusi e mortificazione.

Queste narrazioni persistono, nonostante i centri antiviolenza, i femminismi spieghino da decenni come si fa. Il femminicidio è una decisione di chi lo compie.

Soprattutto, la violenza maschile contro le donne non va trattata solo come una notizia, ma come un problema sociale e profondamente politico.

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