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La Jetée è un’opera unica nel suo genere, e non solo. Sessantatré anni fa Chris Marker ci rinchiudeva in un labirinto della mente disaminando e sezionando la memoria in tanti frammenti, immobili ma pieni di vita e movimento al tempo stesso, creando un testo su cui saggisti, critici e studiosi hanno dedicato pagine e pagine non esaurendosi mai, considerando la durata di soli ventotto minuti del film. Il cinema dopo La Jetée non è stato più lo stesso e mai potrà esserlo, indelebile nel tempo come quella Parigi dopo la guerra e quei muri dei sotterranei.
Come spesso avviene nel cinema di Altman, le cose veramente importanti succedono al di là della trama, qui davvero di poco rilievo. La cosa che ci interessa principalmente riguarda la spregiudicata demolizione della leggenda di Buffalo Bill, che diventa pretesto per ripensare in chiave fortemente critica tutto quel racconto mitologico della conquista della frontiera spesso e volentieri adoperato dagli ideologi americani.
The Substance ci tiene moltissimo a farci sapere che ha qualcosa da dire. Il messaggio è gridato a squarciagola e poi ripetuto con una martellante insistenza: essere vecchi è brutto, essere giovani è meglio, il patriarcato sfrutta il corpo delle donne e Hollywood è un tritacarne spietato. Fin qui tutto bene, se non fosse che la metafora non è solo sbattuta in faccia allo spettatore, ma pure triturata e servita su un piatto d’argento con tanto di spiegazione incorporata.
di…
Oltre a raccontare la vita dei detenuti all'interno del carcere di massima sicurezza di Sing Sing, il film esplora il concetto di identità e riscatto. Attraverso il teatro, i protagonisti non solo interpretano ruoli diversi, ma riscoprono se stessi, sfidando le etichette imposte dalla società e dal loro passato. In questo senso, Sing Sing incarna perfettamente le parole di Shakespeare: “All the world's a stage, and all the men and women merely players.”